
Benvenuti di nuovo nella mia cripta, cari collezionisti di incubi e profanatori di tombe! Oggi lo Zio vi porta indietro di duemila anni, per inaugurare la nostra nuova rubrica “Cronache dal Cimitero della Storia”.
Dimenticate i marmi bianchi dei templi, le toghe immacolate e i discorsi solenni di Cicerone. La Roma che piace a noi è quella che si muoveva di notte tra i vicoli del Subura: una metropoli dominata dalla paranoia, dal sangue versato negli anfiteatri e da una superstizione così nera da far impallidire il Medioevo.
Oggi parliamo di Defixiones: i contratti che i Romani stringevano direttamente con i demoni dell’Oltretomba per rovinare i propri nemici.
🗡️ L’Arte di “Inchiodare” le Anime
La parola defixio viene dal latino defigere, che significa letteralmente “inchiodare” o “trafiggere”.
Quando un romano voleva vendicarsi di un rivale in amore, di un gladiatore della fazione opposta o di un commerciante concorrente, non si limitava a una sgridata: andava da una strega (una saga) e commissionava una maledizione su misura.
La Tecnica: La formula magica veniva incisa su una sottile lamina di piombo (un metallo freddo, pesante e associato al mondo dei morti). Per rendere la maledizione ancora più efficace, la lamina veniva piegata, trapassata con un chiodo arrugginito e spesso avvolta attorno a capelli, brandelli di vestiti o persino unghie della vittima.
La Consegna: Perché la maledizione funzionasse, la tavoletta doveva essere consegnata agli dei infernali (Plutone, Proserpina, Ecate). Dove venivano nascoste? Nelle tombe fresche di campo, ficcate nelle crepe dei pozzi o gettate nelle sorgenti termali. I morti recenti — specialmente chi era deceduto in modo violento o prematuro — venivano usati come “corrieri” involontari verso l’Aldilà.
🕷️ Canidia e le Streghe Necrofile
A gestire questo mercato del terrore erano le streghe della Roma antica, figure ben diverse dalle vecchiette con la scopa.
Orazio nei suoi testi ci descrive Canidia, una delle streghe più terrorizzanti della letteratura latina. Canidia e le sue adepte si aggiravano di notte tra le fosse comuni dell’Esquilino a piedi scalzi, con i capelli arruffati e le vesti strappate, scavando la terra con le unghie per disseppellire le ossa dei cadaveri e squartare agnelli neri a morsi per berne il sangue e invocare le ombre.
In uno dei suoi riti più spietati, Canidia fece seppellire vivo un bambino fino al mento, lasciandolo morire di fame e sete di fronte a piatti di cibo succulento, solo per estrarne il midollo e il fegato essiccati e preparare un filtro d’amore potentissimo.
🪦 “Che gli Scomparisca la Memoria e Marcisca la Lingua”
Se pensate che queste tavolette contenessero vaghe minacce, vi sbagliate di grosso. L’odio dei Romani era chirurgico. Ecco un estratto reale da una defixio ritrovata a Roma:
“Spiriti dell’Oltretomba, prendete il gladiatore Rufio. Inchiodate i suoi piedi, legate le sue mani, accecate i suoi occhi. Che possa perdere il duello, che il suo sangue scorra sulla sabbia dell’arena e che il suo corpo sia trascinato via con l’uncino verso la porta della morte.”
Niente male come auguriodi buongiorno, vero?
🎬 L’Eredità per il Pantheon dello Zio
Le defixiones e il folclore magico romano ci ricordano che sotto la vernice della civiltà e del diritto romano batteva un cuore spaventato, disposto a qualsiasi nefandezza pur di controllare il destino o distruggere il prossimo.
E voi, miei cari mostriciattoli, conoscete qualcuno a cui dedichereste una bella lamina di piombo con un chiodo arrugginito? Se trovate un pezzetto di metallo piegato sotto il vostro zerbino di casa… vi consiglio di non aprirlo. Buuuuu-ona notte! Ah! Ah! Ah!



